martedì 1 marzo 2011

Antologie di racconti da PERRONE LAB, con racconti miei

In attesa del mio nuovo romanzo, che uscirà in aprile, ecco due antologie che contengono un racconto mio.
Entrambe le antologie sono a cura di Barbara Balbiano & Chiara Bertazzoni .

E' già uscita "Peccati di gola", che contiene il mio racconto "Il ragù", dove uno stupito vicecommissario Marini cerca una donna un po' particolare.

Siamo lieti di darvi il benvenuto a Peccati di gola, dove saremo felici di soddisfare ogni vostro desiderio e dove ogni palato troverà la sua soddisfazione. Proprio così, perché il piatto forte della nostra tavola è la varietà delle pietanze, l’accostamento di sapori esotici e delicati, l’originalità e, soprattutto, l’attenzione al gusto degli avventori. Sarà un viaggio culinario da assaporare con gli occhi, immaginare col pensiero e poi provare a mettere in pratica. Potreste vedere elfi, draghi, fate e maghi saltar fuori dai piatti quando in tavola verranno serviti i nostri antipasti, mentre l’atmosfera si tingerà di giallo e di nero non appena i fumanti primi si poseranno in tavola. Per i nostri secondi, invece, abbiamo selezionato per voi specialità paurosamente buone. E, per concludere i nostri sinuosi e conturbanti dolci vi rapiranno i sensi. Il tutto accompagnato da ottimi e briosi vini.

Sta per uscire poi "Nero Lombardia", dove la mia storia, nera più che mai, si intitola "Il giardino"


lunedì 29 novembre 2010

Sassari, 9/10 Dicembre – 4° Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir

Ormai al via la nuova edizione del Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir di Sassari, che si svolgerà il 9 e il 10 dicembre nella bella cornice del Palazzo di città in Corso Vittorio Emanuele.
Orari:
giovedì 9, dalle ore 17.00 – Presentazione degli ospiti finalisti.
venerdì 10, ore 10.00 appuntamento con le scuole – ore 17.00 premiazione. Io sarò a Sassari dal pomeriggio di venerdì 10 dicembre. Appena noto, comunico esattamente dove e quando.

Il Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir è organizzato dall’Associazione IOLAOS e rivolto sia a scrittori affermati di fama nazionale sia a scrittori di nuova generazione, offrendo la possibilità a questi ultimi di portare a pubblicazione e diffusione il loro “libro nel cassetto” con l’assegnazione di una borsa di studio da assegnare grazie patrocini del Comune di Sassari, della Provincia di Sassari e della Fondazione Banco di Sardegna .
Il premio letterario è rivolto esclusivamente a scrittori di libri “gialli” e “noir”, mentre la borsa di studio è rivolta agli aspiranti scrittori che non hanno ancora pubblicato il loro primo romanzo.
La caratteristica del format del “Premio Mediterraneo Letterario del Giallo e del Noir” prevede la formazione di una giuria con la peculiarità di essere costituita dai così detti operatori della giustizia, ovvero magistrati, avvocati, operatori di polizia, medici legali, giornalisti del “noir”.
I finalisti della quarta edizione del Festival sono:
Alfredo ColittoI discepoli del fuoco – Piemme
Sergio Paoli Monza delle delizie – F.lli Frilli editori
Hugues PaganOperazione Atlanta – Meridiano Zero
Patrizia Debicke van der NootL’uomo dagli occhi glauchi - Corbaccio
Fred Vargas Prima di morire addio – Einaudi
Gian Mauro CostaIl libro di legno – Sellerio
Èlmer MendozaProiettili d’argento – La nuova frontiera
Ledda, Auriemma, Troffa, Pulixi Donne a perdere – Edizioni E/O
Véronique OvaldéE il mio cuore trasparente – Minimum Fax
L’albo d’oro del Premio, giunto alla quarta edizione è il seguente:
2009 – Donato CarrisiIl suggeritore – Longanesi
2008 – Valerio VaresiOro, incenso e polvere – Frassinelli
2007 – Lakhous AmaraScontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio – E/O

venerdì 19 novembre 2010

MONZA DELLE DELIZIE AL FESTIVAL MEDITERRANEO DEL GIALLO E DEL NOIR

Monza delle delizie ( Fratelli Frilli Editori) finalista al concorso del 4° Festival mediterraneo del giallo e del noir, insieme a

Alfredo Colitto – I discepoli del fuoco – Piemme;
Hugues Pagan - Operazione Atlanta – Meridiano Zero
Patrizia Debicke van der Noot – L’uomo dagli occhi glauchi - Corbaccio

Fred Vargas – Prima di morire addio – Einaudi

Gian Mauro Costa - Il libro di legno – Sellerio
Èlmer Mendoza - Proiettili d’argento – La nuova frontiera
Ledda, Auriemma/Troffa, Pulixi – Donne a perdere – Edizioni E/O
Véronique Ovaldé – E il mio cuore trasparente – Minimun Fax   



lunedì 15 novembre 2010

Nuova intervista - su Mushroom's blog


Una mia nuova intervista



(Mushroom's blog è il blog di Marco Mazzanti, autore tra l'altro di 

martedì 19 ottobre 2010

Non riusciamo a svegliarci da un sonno che dura ormai da decenni.

Mia intervista a Mio Magazine di ottobre/novembre 2010.
Pag. 68-69.

"Terribilmente attuale. Straordinariamente realistico. MONZA DELLE DELIZIE è un labirinto di specchio di cui conosciamo già la via d'uscita: potere e perversione..."

mercoledì 6 ottobre 2010

Da MONZA DELLE DELIZIE, cap. 21-

Marini entrò nell’appartamento in fiamme.Il calore era fortissimo, ma pensò che poteva farcela a resistere per qualche minuto. Alcune travi erano cadute in mezzo a quella che sembrava essere stata una sala, dove bruciavano tende, mobilio, infissi e divani. A destra, nel piccolo atrio, vide un bagnetto. Entrò e aprì l’acqua, cercando di bagnarsi dappertutto il più in fretta possibile. Poi tornò nell’ingresso: lì si apriva un’altra stanza, oltre al passaggio per il salotto. Sentì un forte tonfo, seguito da un rumore a cascata di materiale. Il tetto stava cedendo.Entrò nell’altra stanza, che era un piccolo studio. Il calore aveva fatto prendere fuoco agli infissi, ma si poteva passare. Aprì i cassetti della scrivania, e prese tutti i fogli che riuscì a trovare. Sentì un forte scricchiolio dal soffitto.Cadde gattoni sul pavimento, tossendo, con i fogli in mano. Il pavimento, in parquet, scottava e la gamba destra non rispondeva più ai comandi del suo cervello.Vide una borsa nera in pelle e l’afferrò. Dall’alto cadde una trave che precipitò sulla scrivania.Marini si trascinò carponi nell’ingresso dell’appartamento,con i fogli e la borsa in mano.
Il caldo era insopportabile.
Vide le lingue di fuoco che avanzavano dalla sala e sentì un colpo sordo, ancora più forte di prima. Mancava meno di mezzo metro alla porta ma non aveva più la forza di rialzarsi e continuò a trascinarsi. Pensò per un attimo a Valeria, e a come sarebbe stato buffo morire senza rivederla più. Trovò pure ridicolo chel’unica parola che gli fosse venuta per descrivere la sua morte fosse “buffo”.
Poi sentì un assordante rumore di vetri infranti e un frastuono, come uno scroscio. Cercò di mettere i fogli nella borsa e la gettò fuori dalla porta, o pensò di averlo fatto. Continuò a spostarsi, ma non riusciva più a respirare.Sentì di avere il petto otturato da qualcosa che impediva all’aria di entrare. Gli sembrò di avere i piedi in fiamme.
Sto bruciando vivo. Tra poco sarò un pezzo di carbone.
Lo scroscio era sempre più fragoroso. Fece ancora uno sforzo per muoversi, infine svenne, a pochi centimetri dall’uscita sul pianerottolo.
L’ultima cosa che riuscì a pensare era che desiderava dell’acqua, un lago d’acqua, un mare, un oceano d’acqua fresca.

venerdì 24 settembre 2010

“Sangue di cane” (Laurana) di Veronica Tomassini

“Cosa ci rende infelici? Se lo chiederanno mai i randagi? No, loro seguono la via, immersi in una notte cieca, coperti solo da un dolore erico” (L’aquilone, Veronica Tomassini)

Veronica Tomassini, giornalista, siciliana, ma di origine umbra, ha pubblicato “L’aquilone” (Emanuele Romeo, 2002); “Outsider” (A&B editrice, 2006); “La città racconta. Storie di ordinaria sopravvivenza” (Emanuele Romeo Editore, 2008). Da pochi giorni è in libreria “Sangue di cane” della neonata casa editrice Laurana, nata da un’idea di Calogero Garlisi, l’amministratore delegato di Melampo.

Sei “circocentrica” nelle idee, e slavofila (senza scuse, dici tu). Dicci che significa e parlaci di te.

Circocentrica non vuol dire nulla per la verità, è una descrizione ironica, giocosa, che ho usato sul profilo di facebook (di quella diavoleria di facebook). Di me non posso dire molto: scrivo per mestiere e perché l’ho sempre fatto. Sono una slavofila perché i miei gusti musicali, le mie letture, certi registi che ho amato, arrivano da quel promontorio. Ho amato la letteratura russa, mi ha condizionato forse, continuo a riconoscere il valore assoluto del realismo di Gogol, dei suoi eroi capovolti, umiliati e offesi, del parodosso del dramma dei diseredati, su cui poggiava il suo sguardo lucido e una risata stridula, diceva Prampolini, mentre il lettore soffocava per l’amarezza e la malinconia.

In “Sangue di cane” c’è la Sicilia e c’è la borghesia. Che Sicilia è ? E che borghesia è?

C’è una Sicilia poco frequentata, la più meticcia, la più distratta. Questa Sicilia ha perso i suoi connotati e alla trama non concede cliché. Non esiste la borghesia, è una classe scomparsa da un pezzo, in Sicilia più che mai. Niente a che vedere con atmosfere e interni da trazzere e pale di fichi d’india, tipici di una certa tradizione letteraria meridionalista. Nel romanzo non c’è una denuncia valida, potente in questo senso, uso forse impropriamente l’aggettivo borghese (che mi fa pensare al neorealismo, sarebbe più opportuno collocarlo lì, in seno ad un romanzo di Moravia, nei modi e nei toni dell’eterna Andreina de Le ambizioni Sbagliate); invece che borghese avrei potuto intendere “il mondo giusto”, perbene, educato. La Sicilia offre un pretesto formale, globalizzata e anonima.

È anche la storia di un amore impossibile, ma vero. Che si intreccia con il tema dell’immigrazione e dell’integrazione. Dove “l’altro” è la giovane ragazza italiana che viaggia da una vita a un’altra.

Una giovane donna di buona famiglia che si innamora di un uomo polacco, senza fissa dimora. E sarà l’abisso.

Perdere ogni cosa, immergersi dimenticando quello che si è, per poi rinascere, forse. C’è speranza in questo tuo romanzo?

L’amore è speranza, pure pretendendo il suo vincolo di vassallaggio. Una condizione nobile ed elevata che deve espiare, dopo aver guarito, salvato, edificato.

C’è l’idea di una Volontà superiore negli eventi del tuo romanzo. Che rapporto hai con la fede, con le religioni?

Se non Dio chi era Colui che reggeva la fronte al becero, che sollevava le braccia inutili di un barbone senza stomaco, sepolto dai suoi escrementi, che raccoglieva nella sua preziosa otre il sangue dell’empio, bruciato dall’abiezione? Chi era Colui che asciugava le lacrime dell’accattone malato di alcol e di solitudine in una stanza di ospedale? Io lo chiamo Padre.

“Credo che la scrittura debba fare male, scoprire i nervi e provocare cortocircuiti. Gli scrittori sono troppo indulgenti con il mondo intorno, cercano la fama e il profitto, una fetta di torta qualsiasi. A me interessa illuminare zone di buio, con le mie storie, i miei personaggi, il mio stile. Dentro quel buio ci sono anch’io, ci siamo tutti noi.” Luigi Bernardi. “Voglio una letteratura perturbante e non consolatoria” Wu Ming 1. Che ne pensi? Cosa vuol dire “far male”, “perturbare”? E’ quello che vuoi?

Non lo so, magari è così, molto scaturisce da un dolore esistenziale o da una noia esistenziale, ma non posso dire se questo sia il punto; a volte sento la scrittura vicina ad una grande nostalgia. La scrittura arriva da un luogo misterioso, dove ogni voce si è già incontrata.

Cosa senti di questo “luogo misterioso”? Come ti arrivano le storie, le parole, i colori, le persone e gli odori che poi riesci a mettere nelle tue righe?

Ripeto, non è traducibile. Le cose sono lì, bisogna lasciare che affiorino, come i narcisi sul pelo dell’acqua.

Come sei arrivata a pubblicare questo tuo quarto libro? Quale è la tua storia di scrittore?

Sono arrivata a questo libro grazie al lavoro generoso di talent scout dello scrittore Giulio Mozzi. Aveva letto le mie cose precedenti, venne a Catania apposta. Mi disse: “adesso devi scrivere la storia che si nasconde dietro tutte le altre; adesso è arrivato il momento”. Così è stato. Giulio Mozzi mi ha sostenuto fino ad oggi, fino a Laurana, continua a farlo, i suoi consigli sono preziosissimi. Inoltre devo dire grazie a Marco Travaglio che ha letto il romanzo, quando non aveva ancora un editore; gli sembrò molto forte e lo propose in lettura a Calogero Garlisi, già fondatore di Melampo (casa editrice specializzata in saggistica). E’ stato un bel gesto da parte sua. Garlisi invece mi sembra di conoscerlo da sempre, così positivo, così entusiasta. In un battito ha fondato una nuova casa editrice, la Laurana, investendo nel mio romanzo. Poi c’è Gabriele Dadati, editor e infallibile ufficio stampa di Laurana (giovane e bravo scrittore), e il grafico Daniele Ceccherini. E infine ci sono gli altri ottimi autori, già in catalogo: Massimo Cassani (“Un po’ più lontano”), Marco Bosonetto (“Nel grande Show della democrazia”), Antonio Pagliaro (“I cani di via Lincoln”). Sono stata fortunata, ho incontrato le persone giuste, giuste e generose.

Cosa stai leggendo? C’è un libro che ti ha molto colpito recentemente?

Sto leggendo Cesare Pavese, “Prima che il gallo canti”. Nella ristampa del 1974, è un Oscar Mondadori.